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Radio Bombay parla di “A fuoco”

Per chi ancora non conosce Radio Bombay, consigliamo vivamente di recuperare ed andare al link www.radiobombay.it/bombay per godersi l’intera programmazione. Come webradio alternativa, non solo si limita a passare dell’ottima musica, ma fa interviste, recensioni e tanto altro per tenere viva la curiosità su un mondo alternativo pieno di realtà interessanti.

Oltre ad averci intervistato, nella bellissima cornice dell’Indietiamo, Luca e soci hanno recensito il nostro album. Ecco qua cosa ne pensano loro, che di band come la nostra ne conosco davvero tante! Raccogliamo molto volentieri la sfida per un salto di qualità da portare nel nostro prossimo lavoro 😉 .

In effetti, qualche idea al riguardo sta maturando…

A fuoco , uscito lo scorso novembre dopo una certa attesa, rappresenta l’esordio dei Point Break. La band pesarese, insieme già da tempo, ha tirato fuori tutta l’ energia racchiusa nel nome: il point break, infatti, è il punto in cui l’onda del mare si infrange ed è stato scelto perché in quel momento i surfisti si alzano in piedi sulla tavola diventando un tutt’uno con il mare, abbracciano la forza della natura, in una specie di nirvana.

Sulla scia dei Subsonica e dei Litfiba, il lavoro mantiene un sound prettamente rock; i toni sono dirompenti e incitano a vivere a pieno, senza paura di essere giudicati, perché tanto si verrà giudicati comunque, a meno che non si rimanga chiusi in casa in silenzio ad aspettare la morte. Dopo la prima traccia il disco si mantiene su un livello apprezabile; “Gigante” e “Fragile”, quest’ultima narrante l’intensa storia di una donna che ha subito violenza, sono le tracce che forse fanno più breccia nel cuore dell’ascoltatore, avvicinandosi di più ai maestri del panorama indipendente italiano, ossia Marlene e Afterhours. Per essere il primo lavoro della band, non si può non esserne soddisfatti, date le capacità della band, però, ci si aspetta una maturazione musicale e artistica, un ulteriore salto di qualità.

(Federica Monda)

Link all’articolo: http://www.radiobombay.it/bombay/?p=7658

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Buon 2013

Il 2012 è stato un anno molto impegnativo per noi, fatto di “altissimi” e “bassissimi”.

Tra gli altissimi mettiamo i bellissimi feedback dagli addetti del settore, le interviste, certi particolari concerti ed i tanti momenti di famiglia che abbiamo vissuto assieme.

I bassissimi sono stati i momenti di crisi, l’uscita di Marco prima e del Franz poi, il ritrovarsi con un album appena pubblicato in mano e mezza formazione out, per di più con tanti punti interrogativi in testa e per finire alla grande l’incendio con la relativa inagibilità dello stabile dove abbiamo la nostra sala prove…

Un’aforisma di Nietzsche recita: “Quello che non mi uccide, mi fortifica.”

Ci siamo guardati dentro per capire se e come ripartire. Il caso ha voluto che il nostro amico Paolo Carburi di L.I.M.A. (grazie ancora) ci ha segnalato the Doctor, Marco Rossi. E siamo ripartiti dalle radici, anche grazie a lui. Abbiamo ripreso a fare cover come dei quindicenni, per capire da dove veniamo. Abbiamo messo da parte tutto, buono o cattivo, i dispiaceri ed i bei ricordi. Abbiamo ripreso a fare rock’n’roll per noi, solo per noi. Ci siamo ritrovati. Ed allora ci auguriamo di esserlo sempre di più nel prossimo anno. Assieme a tutti coloro con i quali abbiamo scambiato una birra prima, dopo e durante i concerti che siamo riusciti a fare in mezzo alla tempesta.

Auguroni per un 2013, esattamente come sognate che sia.

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Rock Revolution – CRM Happy Radio

Come avevamo preannunciato sulla nostra pagina Facebook, venerdì scorso 19/10/2012 siamo stati ospiti della puntata di Rock Revolution in onda su CRM Happy Radio.

Una telefonata in diretta in cui abbiamo parlato con i nostri amici siciliani del nostro disco e del messaggio che abbiamo voluto lanciare con l’album e tutto l’artwork annesso.

Se volete ascoltare il podcast, lo trovate a questo link altrimenti potete scaricarlo a questo link.

Nel caso non vogliate ascoltarvi l’intera puntata potete fare skip fino al minuto 42:08 per andare direttamente alla nostra intervista.

Vi segnaliamo i link dei nostri nuovi amici radiofonici 😉

www.crmhappyradio.it

www.rockrevolution.it

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Bella…Radio Bellaaaaa!!!!!

Mentre voi eravate al mare, noi abbiamo continuato la promozione di “A fuoco” in un’altra webradio, più precisamente Radio Bellaaaaa!!!!!

Assieme a questi simpaticissimi pazzi scatenati abbiamo trascorso quasi un’ora tra grasse risate e presentazione del nostro progetto.

Al seguente link trovate l’intervista integrale 😉

INTERVISTA RADIO BELLAAAA!!!!!

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Radio B-side

Oggi pubblichiamo un’intervista realizzata dalla giovanissima Radio B-side e messa a disposizione on-line da pochissimo!

Credits – Radio B-Side

Per bocca dei suoi collaboratori…

Radio B-side è un punto d’incontro artistico concepito in tutta la sua purezza.
Radio B-side è condivisione della creatività, nostra, ma soprattutto vostra; di chi l’arte, la musica, la cultura, la sa fare, e di chi semplicemente l’apprezza guardandola, ascoltandola, sentendola propria. Nel gergo musicale, il termine “B-Side” indica il lato B dei vinili, generalmente riservato ai brani “secondari”, che probabilmente avrebbero riscosso meno successo rispetto a quelli incisi sul Lato A, il lato principale. Ma, a volte, ciò che sembra più logico non sempre corrisponde alla realtà: infatti molti B-Side, contrariamente alle aspettative iniziali, hanno lasciato un segno indelebile nella storia, della musica e non solo.

Un bellissimo manifesto che noi abbiamo abbracciato totalmente!

Al seguente link trovate l’intervista 😉

http://radiobside.shakelab.it/portale/?sezione=podcast&puntataID=59

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Back on Radio Bombay!

La tanto attesa intervista con il caro Luca di Radio Bombay è arrivata!

L’avevamo annunciata perché dopo aver saputo direttamente da Luca che sarebbero stati la radio ufficiale dell’Indietiamo festival, ci eravamo sentiti, e dopo aver visto le interviste a Maria Antonietta, L’orso, Ettore GiuradeiManagement del dolore post operatorioRusvelt e Presidenti a tempo perso è toccato a noi! 😀

E’ un ritorno a Radio Bombay visto che avevamo già avuto l’onore di essere loro ospiti oltre 3 anni fa; tra l’altro quella fu un’intervista via skype mentre qui eravamo all’interno della bellissima Rocca di Sassocorvaro in occasione dell’Indietiamo festival. Tutto un altro sapore…

E soprattutto, ora sono diventati una webradio di riferimento e ne siamo strafelici per loro.

Buona visione!

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Intervista su Radio Arezzo

Oggi siamo in un radio, ma in una forma diversa.

Valentina della redazione di Radio Arezzo ci ha sottoposto delle domande a cui Alessio ha risposto in forma scritta dove troverete un po’ della nostra storia, da dove veniamo e qualche aneddoto inedito.

Trovate il link nel sito di Radio Arezzo qui, altrimenti potete leggerla qui di seguito.

*** *** ***

Point Break oltre ad essere un famoso film uscito nel 1991 con Keanu Reeves e Patrick Swayze, è il nome di una band di ragazzi pesaresi che vogliono promuovere la loro musica, ed è per questo che hanno contattato la nostra redazione. Radio Arezzo (RA) ha raccolto la loro richiesta, ed eccoci qua, in un caldo pomeriggio estivo, Alessio Nicolini (AN), componente della band Point Break, presenta ai nostri microfoni il gruppo e il loro album di esordio “A Fuoco”.

Il nome Point Break  deriva dalla cultura surf ed è  il punto in cui l’onda si rompe (su fondale roccioso) e si creano le condizioni per poter surfare. In questo punto i surfisti si alzano in piedi sulla tavola, si staccano dalla realtà per entrare in simbiosi con la natura che li circonda, è il passaggio da una situazione d’attesa ad un momento in cui la natura si scatena e l’uomo in acqua è costretto, a reagire. Ci si abbandona col corpo e si raccoglie il proprio spirito.

Ed è proprio a questo che si ispirano i Point Break, una band di Pesaro composta da cinque ragazzi: i fratelli Alessio e Tommaso Nicolini, Andrea Piga, Francesco Franzese e Marco Mattei.

RA: Ciao Alessio raccontaci come nasce il gruppo

AN: Il gruppo nasce dalle ceneri di una band di ragazzini, quali eravamo. Al tempo, quasi 20 anni fa, eravamo quindicenni ed eravamo affamatissimi di musica. Era il periodo del grunge e del brit-pop. C’è chi ascoltava i Nirvana e chi i Blur. C’è chi metteva le camicie e chi invece le polo. Il grunge è stato il nostro punk, ha sdoganato la possibilità di suonare senza saper effettivamente suonare. Imbracciavi una chitarra, la collegavi all’ampli attraverso un distorsore da 4 lire e ti esprimevi. Era bellissimo. Pensa che fino a quando non avevamo trovato una sala prove, usavamo un minuscolo garage dove il nostro batterista ed il cantante erano dentro mentre i chitarristi ed il bassista erano fuori perché non c’era spazio. Se ci penso mi commuovo…

Il loro primo gruppo si chiamava “Fuggiaschj”, nato con il solo intento di divertirsi come tutti gli adolescenti amano fare. Durante quest’esperienza vengono sviluppate idee nuove che portano ad avere una convinzione sempre più profonda nei propri mezzi, tanto d’abbandonare quasi totalmente l’esibizione di cover nei loro concerti. E’ in questa fase, a cavallo tra il 2006 ed il 2007, che vengono gettate le basi artistiche per quello che prenderà il nome di Point Break.

RA: Come è avvenuto il passaggio da “Fuggiaschj” a “Point Break”, cosa vi ha spinto a cambiare

AN: Il passaggio è stato determinato dalla sortita di alcune elementi ma soprattutto amici che avevano tolto il senso di quella spensieratezza adolescenziale. Anche con Fuggiaschj ci dilettavamo ad improvvisare e suonare pezzi inediti, ma come dicevo, l’abbandono di amici d’infanzia ha fondamentalmente segnato la fine di quella banda di ragazzacci. Tra quelli che sono rimasti c’era la voglia di riprendere in mano alcune idee nate con Fuggiaschj e svilupparle, dargli una forma canzone e metterci un timbro di fabbrica. Da lì è nato Point Break. Anche in Point Break in realtà ci sono stati molti avvicendamenti, ma eravamo talmente determinati che abbiamo superato mille difficoltà; tra le tante mi piace evidenziare quella di essere rimasti insieme prima, durante e dopo la nascita di tanti piccoli “piccinacchi”. Eh sì, perché oltre ad essere dei rockers, siamo quasi tutti genitori di fantastici bambini.

Nel corso del 2007 e 2008 vengono colte tutte le possibilità per proporre la propria musica scoprendo un ottimo riscontro da parte del pubblico della scena locale e non solo, che apprezza in particolar modo la ricerca di suoni nuovi e la sfida di testi rigorosamente in italiano.
La ferma volontà di portare all’esterno ciò che si sviluppa in studio viene premiata con la possibilità di aprire concerti di band del calibro di Le Vibrazioni o A Toys Orchestra.

RA: Raccontaci la vostra esperienza con Le Vibrazioni

AN: E’ accaduto nel 2008, tutto molto velocemente. Un nostro amico ci aveva segnalato un rumors riguardo un possibile concerto in un noto locale in spiaggia della nostra zona, assolutamente nuovo a live, soprattutto di questa portata. Ci siamo subito messi in contatto con i gestori spiegandogli che avremmo voluto fare da opening act al concerto cercando in cambio di promuovere la serata il più possibile tra i nostri amici. Ci avevano imposto di fare 3 pezzi nostri e  3 cover, ed abbiamo accettato anche se fare cover non è mai stato nelle nostre corde. Dopo che quasi tutto era definito, ci comunicarono che il tour manager de Le Vibrazioni aveva abbandonato l’idea di farci aprire il concerto e così in modo a dir poco rocamboleschi, siamo entrati in contatto con Ale Deidda che ci ha spiegato che loro non sapevano nulla. Probabilmente il gestore aveva fatto qualche pastrocchio… Anche questa volta, molto determinati ci siamo fatti valere ed abbiamo suonato. Considerando che abbiamo dovuto usare un nostro backline reperito la mattina stessa del concerto e che eravamo incredibilmente tesi, possiamo dire che è stata una bellissima esperienza. Le Vibrazioni sono più o meno come li s’immagina. Quando salgono sul palco rimani invece sorpreso, molto più potenti che su disco. Non siamo le persone che rompono le scatole per avere una foto da mostrare su un social network, abbiamo preferito mantenere un profilo basso. Quello che però ci ha colpito maggiormente è stata la vita dietro le quinte, con moglie, figli e fidanzate e soprattutto l’approccio del loro staff tecnico, seri nel lavoro ma simpaticissimi e burloni quel che basta per metterci subito a nostro agio. Per un po’ di tempo Tom, mio fratello nonché chitarrista, si è sentito con una certa regolarità con Ale Deidda. Quella serata è un ricordo che conserveremo per sempre.

Nel 2011 entrano a far parte del gruppo Francesco Franzese e Marco Mattei, da questo momento viene definita la line-up delle 10 tracce dell’album d’esordio “A Fuoco” che vede la produzione artistica di Cristiano Santini (ex leader di Disciplinatha, e produttore tra i tanti di C.S.I., Diathriba, etc.).

RA: Come nasce “A Fuoco” e qual è la line-up che seguite nell’album.

AN: “A fuoco” è una raccolta di canzoni frutto di un lungo lavoro, che per certi aspetti parte dai Fuggiaschj. Ci piace pensare che sia parte di un lungo percorso di tutte le persone con cui abbiamo suonato, di tutte le formazioni. Con l’ingresso di Marco e Franz, rispettivamente alla chitarra ed al basso, abbiamo iniziato un lavoro di arrangiamento molto intenso sotto la supervisione di Cristiano Santini, il nostro produttore artistico. Cristiano, che ha una lunghissima storia nella scena indipendente italiana grazie alla sua esperienza con i Disciplinatha, ci ha presi per mano rendendo i brani più quadrati ed aiutandoci a trovare un compromesso tra tutti componenti della band. Abbiamo infatti scoperto che definire un suono per una band è come essere una Guerra Fredda. C’è chi vorrebbe certe caratteristiche, chi altre. Un delirio! E quindi, avere una figura importante all’esterno del gruppo che concretizzi tutte queste idee è stato fondamentale.

Dal punto di vista tematico, il disco non è altro che un invito a fermarsi, a rallentare questa corsa maledetta per avere sempre di più. E’ un disco che dovrebbe stimolare domande interiori senza però suggerire alcuna risposta. Non siamo nessuno per dire ciò che è giusto o meno. Ma sentiamo, anche in modi diversi, che quello che sta accadendo in questi tempi deve farci riflettere. Viviamo in epoca in cui abbiamo materialmente tutto, ma per assurdo siamo tremendamente vuoti. Perché? Ecco, la poltrona vuota che vedete in copertina è proprio questo. E’ la stessa poltrona che si vede nel video del singolo/title track “ A fuoco”; se osservate quella sequenza in stop motion, noterete che ognuno di noi 5 ha un oggetto in mano, si ferma nella poltrona, ma dopo pochi istanti si alza e se ne va. Solo quando siamo tutti e 5 riusciamo a fermarci. Che la risposta ai nostri mali sia quella di rafforzare i rapporti umani dell’essere piuttosto che impazzire correndo dietro all’avere?

Adesso che il disco è uscito, i progetti dei Point Break, compatibilmente con gli impegni familiari e lavorativi, si focalizzano tutti nella promozione del disco con concerti ed interviste, per questa estate sono previsti concerti nella loro provincia di residenza, Pesaro, e successivamente saranno anche previsti degli appuntamenti oltre il loro territorio. Mentre dal punto di vista musicale, i Point Break hanno molte idee tutte in forma embrionale da sviluppare e concretizzare.

Purtroppo il gruppo non ha in programma tappe nella Città di Arezzo,  il motivo, ci racconta Alessio è che ad Arezzo, come in tante altre città italiane, non ha locali che possono permettersi di ospitare band di fuori. Non possono perché non hanno un pubblico curioso. La grossa difficoltà che i gruppi stanno incontrando è infatti dovuta alla poca curiosità che c’è nel pubblico e nei clienti di locali, come pub, club o discoteche. I gestori preferiscono investire su cover band che propongono musica di altri, già ascoltata, trita e ritrita. Dovremmo un po’ tutti cercare la voglia di stupirci. Una cosa che mi chiedo sempre è:” se The beatles avessero suonato solo le cover di Elvis, avremmo mai avuto “sgt.pepper’s lonely hearts club band”? Allora tutti noi abbiamo il dovere di bussare al bancone del club o bar che frequentiamo e chiedere:”Perché non ci fai ascoltare qualche band emergente che ti costa poco più di un DJ”?. A quel punto s’innescherebbe un volano e ne guadagnerebbero tutti. Sia in termini di cultura che a livello economico.

Alessio termina l’intervista ringraziando Radio Arezzo da parte sua e di tutti i Point Break per la possibilità che gli abbiamo offerto di presentare il gruppo e il lavoro, inoltre aggiunge che il nostro lavoro è un prezioso aiuto dovrebbero per fare emergere questa scena sommersa della musica e che quindi sempre più radio dovrebbero investirci.

Il nostro augurio ai Point Break è quello di riuscire a realizzarsi artisticamente, di acquisire la popolarità tanto ricercata e tanto voluta ed essere, così,  ricompensati di tutti gli sforzi che hanno fatto fino a questo momento. Il nostro scopo è quello di aiutarli, non solo ad emergere, ma anche ha suscitare la curiosità e l’interesse del pubblico e a dare una svegliata  a tutto il territorio aretino.

Un Saluto ai Point Break!

http://www.pointbreakrock.com/

http://youtu.be/hI2auMx6qgo

Valentina Chiancianesi

 

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