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Sounds Behind The Corner parla di “A fuoco”

Gli equilibri instabili sono una potente metafora della vita: quante volte vi siete trovati in situazioni gestibili con difficoltà eppure fattibili, rischi di cui vale la pena ‘viverne’ l’incertezza, funambolismi circensi in relazioni, professioni, svaghi.

E’ la vita di un ‘surfer’ e la difficoltà maggiore nasce proprio nel trovare il confine tra la stasi marina e l’inizio del tutto, il ‘point-break’, il momento esatto in cui la massa d’acqua incoccia il fondale più basso e cresce fino a creare l’onda; istinto, pericolo, incoscienza, passione, questo cerca e trova il vero surfer, la vita alla fine è una grande onda da cavalcare con sfrontatezza, senza pensarci troppo.

L’amore o l’amicizia sono esperienze simili, cercarne il punto esatto in cui tutto può iniziare è la consapevolezza di trovarsi di fronte a sliding door quasi celate, ma esistono.

Una di queste capitò ai fratelli Nicolini quando incontrando alcuni anni fa Andrea Piga decisero di intrecciare le vie artistiche, se vogliamo cavalcare le onde assieme; un’altra grossa onda è stata recentemente valicata nel 2011 inserendo nella line-up quattro corde al basso plettrato da Francesco Franzese ed un secondo plettro di chitarra nelle vesti di Marco Mattei.

Ecco allora l’onda più grossa di tutte, quella cavalcata con la sfrontatezza di chi anche se non conosce il mare lo sfida (c’è rispetto anche nella sfida più ingenua e di questo non dobbiamo mai dimenticare) e la tavola ha la forma circolare di un dischetto con dieci tracce, dieci increspature del mare che a volte s’innalzano nervosissime, a volte collassano nella dolcezza di una ballata rock.

Un rock duro (non è hard-rock…) che già con la title-track, porta d’entrata al disco, si manifesta come un suono e testi senza compromessi.

‘…sono troppo in bianco e nero…’

Un rock italico che guarda alle psichedelie più pietrose degli States; “Ombra” ha la cruda verità di un brano dei Pearl Jam ed è molto bello il gioco tra le voci, morbide, tra chitarre, granitiche.

Le stesse riescono al contrario, almeno in apertura di “In Un Solo Minuto”, a divenire felpate grazie a plettrate ed effetti ‘wang’ in sintonia con la voce; assieme introducono questa rock-ballad che nel crescere suda, si impunta su emotività represse, diviene muro nei testi, negli accordi, muro contro il qual scontrarsi, o onda ora troppo alta per chiunque, onda da sfida della vita.

Gli equilibri, le concessioni alla parte sensibile della composizione elegiaca, si frantumano nelle infinitesimali emozioni di “Né Tormento, Né Passione”, bella nel testo, nelle sottili sinergie di strumenti che nonostante la rude presenza anche in questo frangente si rendono conto della fragilità delle parole, le sfumature in ricordi, un contesto quasi rock-wave come alcuni Litfiba, non della prima ora, ma in grado di regalare emozioni oltre le siepi del mainstream, quasi dreamy se la chitarra s’ammorbidisce, le percussioni si contengono su pelli ovattate e “Fragile”, ancora una volta sfida l’onda, dieci onde che assieme formano una risacca, l’album d’esordio di cinque ragazzi figli del rock.

Nicola Tenani

Link all’articolo: http://www.soundsbehindthecorner.org/the-grave/674-point-break-a-fuoco.html

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