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La scena parla di “A fuoco”

Altra bellissima recensione! Questa ci fa venire le guance rosse, anche perché l’autore, Max Sannella, è uno che la musica la mastica davvero tanto…

Mettiamo subito in chiaro una cosa, già l’impatto ti fa capire tutto; i Point Break formazione pesarese non abitano e vivono questo tempo (meno male), ma nell’ottimo marasma di alcuni anni addietro, negli splendori elettrici dei Novanta del durante/dopo grunge, la splendida stagione di musica dalle immense espressioni no frills, tra gli alamari dell’underground mitico italico (Ritmo Tribale, Movida, Snaporaz ecc) e le bordate amplificate di rimando di un’America di riferimento street rock Il tempio dove non batte più il sole)Mani docili, e nonostante l’upgrade assimilativo, questo nuovo lavoro “A Fuoco” è di una freschezza assoluta, pieno, madido e intenso di rock come qualcuno lassù comanda, un disco cantato e suonato non come il solito sfogo generazionale ma con una passione viscerale, che viene dallo stomaco e non dai testicoli di qualche sfigata quadratura sonante.
Dieci tracce che vanno a fuoco, carezze e pugni che si avvinghiano tra distorsori, riff, ritmi e una voce stupenda che ordina, comanda e gestisce timbriche e toni vissuti, rauche, atmosferiche, tanto che sembra che ci saltelli intorno a tutto l’aura magnetica di Davide Moretti dei rimpianti Karma Ombra,Fragile, la magnifica ballata Testa nel cuore, tracce che evidenziano senz’altro una scia – da parte della band – di intensi ascolti di buonissima roba sonica e non al seguito dei fragori bombastici che circumnavigano la decadenza musicale d’oggi; la loro è un’espressione che va ben oltre le pedaliere e l’afflato dei jack, è anche una forza in grado di sprigionare poesia ed essenza profonda, un linguaggio che scava sulle cose che abbiamo intorno, quelle che si vedono, si toccano e che vorremmo per più tempo ancora, in poche parole una emozione inaspettata, un raggio di sole con la spina che taglia di netto centinaia e centinaia di ascolti fotocopia.
Quando poi giunge sudata al massimo l’onda Pumpkinsiana di Gigante il gioco è fatto, il destino del tasto repeat è segnato all’ossessione, ed un po’ anche il nostro; un disco prezioso da possedere e l’occasione ideale per riscoprire molto rock per cui vale la pena sbattersi e ri-allenare gli orecchi.

Max Sannella

Link all’articolo:  http://www.lascena.it/nuovo/recensione.php?id=1179

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