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A casa “All areas”

Alcuni giorni fa siamo stati contattati da una giovane ed interessante webzine. All Areas appunto. Questa è composta da uno staff particolarmente attivo, seguono concerti, artisti emergenti e meno; tra i loro ospiti troviamo i Vallanzaska, Alioscia (Casino Royale), Andrea Ferro (Lacuna Coil). Ma non si occupano soltanto di musica, anzi…

V’invitiamo a visitare il loro sito per togliervi qualche curiosità.

 http://allareasaccess.wordpress.com

Samantha di All Areas supergentilissima ci ha contattati per un’intervista e n’è venuta fuori una piacevole chiacchierata con Alessio.

1. presentatevi a chi ancora non vi conosce.

Non siamo altro che una band di provincia. O meglio, ci piace definire quello che facciamo come un progetto musicale che tende a condividere con chi ascolta la propria musica quante più emozioni possibili. Venendo ai componenti, dopo alcuni cambi di formazione ora siamo in 4; Alessio (voce e chitarra), Andrea (batteria), Francesco (basso) e Tommaso (chitarra). Oltre ad essere una band siamo un gruppo
di amici che si ritrova spesso anche fuori la sala prove o i concerti. Tra cene, compleanni dei nostri bimbi, mare, famiglie, etc. ci viviamo molto. Credo sia un bel vantaggio. Questo rapporto aiuta a sorpassare i momenti difficili che ognuno di noi può avere, il problema di uno diventa il problema di tutti e 4 e sai che ci puoi contare avendo la comprensione ed il supporto degli altri. Abbiamo le prove che questo nostro scudo funziona.

2. Che genere di musica di fate?

Personalmente odio le etichette, soprattutto riguardo a Point Break. Cerchiamo di essere il più fluidi possibile, inafferrabili anche perché dobbiamo far convivere le diverse anime che alimentano la nostra musica. Quello che ci accomuna è il rock’n’roll, inteso soprattutto come approccio. Molto cuore e tempi quasi totalmente 4/4. Non necessariamente velocissimi. Anche se di questi tempi fa più figo dire indie-noise, alt-industrial, post-tizio, hard-caio, soft-sempronio, credo che il termine “rock” sia quello che ci si addice meglio. Include tutto ed include niente.

3. Il nome del vostro gruppo si riferisce ad un termine tecnico del surf. Come vi è venuto in mente? Qualcuno di voi è surfista?

Oh mamma mia!! Tocchi un tasto delicato. Io (Alessio) ed Andrea in passato abbiamo surfato e ci siamo quindi avvicinati alla cultura del surf, ma le condizioni che abbiamo nelle nostre zone ti costringono ad avere quasi completamente
il surf come hobby. Non puoi quasi avere altro in testa se vuoi farlo per bene.
Difatti, le onde non ci sono sempre la domenica mattina, anzi…quindi per forze di causa maggiore abbiamo “allentato” la pratica anche se è un mondo che ci piace moltissimo. Il termine point break si riferisce ad un punto che può essere sia fisico che spirituale. In quel punto si rompono le onde e da spettatori si diventa protagonisti in armonia con tutto ciò che c’è attorno. Da passivi, si diventa attivi. Da riflessivi,
si diventa spontanei. Ci piaceva identificare il nostro progetto con quel preciso momento. Niente a che fare con la rottura di qualcosa, anzi…

4. Come nascono le vostre canzoni?

Anche in questo abbiamo un’attitudine pressoché viscerale. Spesso ci capita d’iniziare le prove con una jam, giusto per riscaldarci, e spesso nascono delle idee interessanti. Se di lì a poco abbiamo un appuntamento importante non abbiamo il tempo di collegare la strumentazione per fare qualche take, ma se siamo liberi di testa, quegli spunti vengono congelati, almeno nelle nostre teste. Per assurdo potrebbe accadere di avere un riff alla “smoke on the water” e vederlo morire pochi secondi dopo. (non ci crederete mica?! )

5. È appena uscito il vostro album di debutto. Volete parlarcene?

“A fuoco” è album di 10 canzoni. 10 canzoni come 10 album fotografici. Anche se ogni canzone ha un tema di fondo, i testi sono strutturati come una serie di istantanee messe in mano a chi ascolta il disco. La sensibilità di ognuno darà una risposta diversa. Cerchiamo la partecipazione di chi ci ascolta. Se in uno specifico momento ti senti apatico probabilmente godrai solo della musicalità dei pezzi; se il giorno dopo sei irascibile vedrai dietro ad ogni parola un urlo di rabbia, e se invece dopo aver passato una bella notte con il tuo/a partner ascolterai il disco, forse ti commuoverai.
Il tutto orbita però attorno ad un declino economico ma non solo che stiamo vivendo da ormai 5 anni. Sono periodi come questi che devono darci lo spunto per fare delle riflessioni su cosa ci da la felicità, che è in sostanza il fine ultimo della vita, no? Ed allora a disco concluso ci siamo resi conto che questi 10 pezzi assieme erano delle domande come ad esempio:”Cos’è realmente necessario? Avere 5000 followers su twitter o poter parlare ad un solo amico del tuo disco” oppure, “meglio colloquiare in una chat con un amico che non avresti mai cagato senza internet, o prendere tuo padre e portarlo ad un concerto di una band che ama e che è in tour per una reunion?”. La mia personale risposta la sto cercando e credo d’averla trovata, ora sto cercando di portarla nel mondo reale e concreto, ma non è detto che sia giusta per tutti. L’importante è farsi le domande ed opporsi a tutti coloro che ci vogliono
vendere una realtà preconfezionata. Tornare umani è la priorità.

6. Com’è stato registrare il primo disco?

Un’esperienza bellissima. Lavorare con Cristiano Santini che ha curato la produzione artistica e tecnica del disco sarà qualcosa che conserveremo nel cuore. Ascoltavo i suoi dischi quando i CSI aprirono la loro etichetta CPI. Per chi come me ha vissuto quegli anni si ricorderà che Videomusic era l’unica tv musicale che avevamo, ma era migliaia di volte meglio di quelle che abbiamo ora, tra un Pino Scotto delirante ed un DJ che sorride elencando una classifica di band che nemmeno sa come cosa fanno.
Tornando al disco, la novità non è stata entrare in studio perché l’avevamo già fatto, ma bensì pensare che lo studio era solo una parte, anche se molto importante, di un progetto più ampio che si è esteso allo studio del booklet per comunicare meglio il nostro messaggio, passando per i rapporti bellissimi con realtà come la vostra, con web radio, webzine, festival, associazioni ed altre band come noi.

7. Voi siete della provincia di Pesaro. Com’è dalle vostre parti il panorama musicale? Soprattutto quello emergente.

Non mi stancherò mai di dire che siamo orgogliosi di poter condividere la scena con i gruppi della nostra provincia. Tutti così diversi tra loro e così interessanti. Cerchiamo di contaminarci il più possibile andando a vedere i loro concerti quando siamo liberi dai tanti impegni che tutti e quattro abbiamo. Non mi sento di fare una lista di nomi perché sicuramente ne dimenticherei qualcuno, ma v’invito a fare una ricerca; magari
anche attraverso il nostro sito, e scoprirete che oltre a band validissime ci sono realtà associative e non che puntano a fare emergere progetti che i media classici non riescono a vedere perché troppo impegnati a parlare di cosa non va, diffondendo quindi sfiducia ed alimentando la cultura del “lamento da spettatore”, un classico del cittadino medio italiano.

8. Ultimamente molti gruppi si “lamentano” del fatto che in Italia sia difficile fare musica live. Che ne pensate?

E’ palese che è una situazione durissima. Lo è per chi ha un lavoro “tradizionale”, figuriamoci per chi fa musica. Se però ci si sofferma al problema economico è finita. Possiamo prendere gli strumenti ed usarli come legna per il fuoco nel prossimo inverno. Abbiamo una forte repulsione verso le cover band perché in un periodo come questo tutto serve tranne che raccontare cose che hanno vissuto già altri e raccontato con le loro parole. Forse ne usciamo se costruiamo dietro ad ogni locale un centro culturale, alimentare quel fermento che le crisi solitamente portano alla luce. Quando arriveranno tempi migliori sarà tutto sudore versato per un futuro migliore, almeno sotto quel punto di vista. Ma occorre sacrificio da parte di tutti, gestori di locali e band in primis. Il lavoro più grande è far passare il messaggio tra il “pubblico”.

9. A chi vi ispirate musicalmente?

Altra domandona! Come dicevamo, siamo ipercontaminati da tutto ciò che ascoltiamo e ce ne guardiamo bene da voler emulare qualcuno. Ascoltiamo quasi tutto. Dal blues all’hardcore e non ce la sentiamo proprio di racchiudere in un solo nome la nostra fonte d’ispirazione; prendiamo da tutti qualcosa perché tutti possono insegnarci e/o donarci qualcosa per farci crescere.

10. C’è qualche artista con cui vi farebbe piacere collaborare?

Possiamo sognare? Josh Homme!! Ha l’approccio che piace a noi. Senza tanti schemi. Passa dagli Arctric Monkeys a Mark Lanegan senza troppi complimenti. Se invece dobbiamo rimanere con i piedi più a contatto con il terreno (si fa per dire…), forse Roberto Dell’Era, bassista degli Afterhours. In realtà la lista di artisti con cui ci piacerebbe collaborare è lunghissima e così su due piedi mi viene in mente lui. E’ uno dei pochi in Italia ad aver mantenuto una salda genuinità nonostante una considerevole notorietà nel circuito indipendente. A differenza di molte mezze seghe che moriranno musicalmente dopo il secondo disco…
Vorrei comunque aggiungere che non abbiamo bisogno di “grandi nomi”, anzi siamo molto felici di collaborare con gente che respira il nostro stesso puzzo, nei bassifondi di una scena indipendente molto ostica. I precedenti ci sono già. Oltre al prezioso contributo di Sarah Fornito delle Divah Scarlet, che ha cantato i cori all’interno del nostro disco “A fuoco”, ho personalmente avuto l’onore di essere ospite all’interno di ben due album degli Wise, un gruppo di Milano per il quale ho cantato alcune parti di voce. L’ultimo brano si chiama “Nelle terre marce” e farà parte del disco “Fabbriche temporanee” che uscirà prima dell’autunno. Gli auguriamo il meglio. Altre collaborazioni sono in cantiere…

11. Volete aggiungere qualcosa?

Se state leggendo quest’intervista vuol dire che seguite All Areas oppure Point Break, o magari tutte e due! Continuate allora così, state facendo la cosa giusta per supportare la musica a Km 0.

Link all’articolo: http://allareasaccess.wordpress.com/2012/08/06/scopriamo-i-point-break-siamo-ipercontaminati-da-tutto-cio-che-ascoltiamo-e-ce-ne-guardiamo-bene-da-voler-emulare-qualcuno/

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