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Ale & Marco su Radio Bombay

Salto indietro di qualche mese, in una bellissima giornata di metà Giugno.

Sì, parliamo proprio di quel festival, l’Indietiamo per il quale proviamo un affetto particolare.

Vuoi per lo staff del L.I.M.A., vuoi per la location, questo è quello che proviamo.

Non ultimo, l’amicizia che ci lega da 10 anni (ehm, forse un meno 🙂 ) con Luca e Radio Bombay che anche nell’edizione 2013 dell’Indietiamo ha trovato un vicolo nel borgo per fare una cordiale chiacchierata.

Cogliamo l’occasione per segnalare l’apertura del contest invernale per la prossima edizione dell’Indietiamo, cliccate al seguente link 😉

http://www.limalab.it/limalab/?p=740

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Rock Revolution – CRM Happy Radio

Come avevamo preannunciato sulla nostra pagina Facebook, venerdì scorso 19/10/2012 siamo stati ospiti della puntata di Rock Revolution in onda su CRM Happy Radio.

Una telefonata in diretta in cui abbiamo parlato con i nostri amici siciliani del nostro disco e del messaggio che abbiamo voluto lanciare con l’album e tutto l’artwork annesso.

Se volete ascoltare il podcast, lo trovate a questo link altrimenti potete scaricarlo a questo link.

Nel caso non vogliate ascoltarvi l’intera puntata potete fare skip fino al minuto 42:08 per andare direttamente alla nostra intervista.

Vi segnaliamo i link dei nostri nuovi amici radiofonici 😉

www.crmhappyradio.it

www.rockrevolution.it

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Bella…Radio Bellaaaaa!!!!!

Mentre voi eravate al mare, noi abbiamo continuato la promozione di “A fuoco” in un’altra webradio, più precisamente Radio Bellaaaaa!!!!!

Assieme a questi simpaticissimi pazzi scatenati abbiamo trascorso quasi un’ora tra grasse risate e presentazione del nostro progetto.

Al seguente link trovate l’intervista integrale 😉

INTERVISTA RADIO BELLAAAA!!!!!

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A casa “All areas”

Alcuni giorni fa siamo stati contattati da una giovane ed interessante webzine. All Areas appunto. Questa è composta da uno staff particolarmente attivo, seguono concerti, artisti emergenti e meno; tra i loro ospiti troviamo i Vallanzaska, Alioscia (Casino Royale), Andrea Ferro (Lacuna Coil). Ma non si occupano soltanto di musica, anzi…

V’invitiamo a visitare il loro sito per togliervi qualche curiosità.

 http://allareasaccess.wordpress.com

Samantha di All Areas supergentilissima ci ha contattati per un’intervista e n’è venuta fuori una piacevole chiacchierata con Alessio.

1. presentatevi a chi ancora non vi conosce.

Non siamo altro che una band di provincia. O meglio, ci piace definire quello che facciamo come un progetto musicale che tende a condividere con chi ascolta la propria musica quante più emozioni possibili. Venendo ai componenti, dopo alcuni cambi di formazione ora siamo in 4; Alessio (voce e chitarra), Andrea (batteria), Francesco (basso) e Tommaso (chitarra). Oltre ad essere una band siamo un gruppo
di amici che si ritrova spesso anche fuori la sala prove o i concerti. Tra cene, compleanni dei nostri bimbi, mare, famiglie, etc. ci viviamo molto. Credo sia un bel vantaggio. Questo rapporto aiuta a sorpassare i momenti difficili che ognuno di noi può avere, il problema di uno diventa il problema di tutti e 4 e sai che ci puoi contare avendo la comprensione ed il supporto degli altri. Abbiamo le prove che questo nostro scudo funziona.

2. Che genere di musica di fate?

Personalmente odio le etichette, soprattutto riguardo a Point Break. Cerchiamo di essere il più fluidi possibile, inafferrabili anche perché dobbiamo far convivere le diverse anime che alimentano la nostra musica. Quello che ci accomuna è il rock’n’roll, inteso soprattutto come approccio. Molto cuore e tempi quasi totalmente 4/4. Non necessariamente velocissimi. Anche se di questi tempi fa più figo dire indie-noise, alt-industrial, post-tizio, hard-caio, soft-sempronio, credo che il termine “rock” sia quello che ci si addice meglio. Include tutto ed include niente.

3. Il nome del vostro gruppo si riferisce ad un termine tecnico del surf. Come vi è venuto in mente? Qualcuno di voi è surfista?

Oh mamma mia!! Tocchi un tasto delicato. Io (Alessio) ed Andrea in passato abbiamo surfato e ci siamo quindi avvicinati alla cultura del surf, ma le condizioni che abbiamo nelle nostre zone ti costringono ad avere quasi completamente
il surf come hobby. Non puoi quasi avere altro in testa se vuoi farlo per bene.
Difatti, le onde non ci sono sempre la domenica mattina, anzi…quindi per forze di causa maggiore abbiamo “allentato” la pratica anche se è un mondo che ci piace moltissimo. Il termine point break si riferisce ad un punto che può essere sia fisico che spirituale. In quel punto si rompono le onde e da spettatori si diventa protagonisti in armonia con tutto ciò che c’è attorno. Da passivi, si diventa attivi. Da riflessivi,
si diventa spontanei. Ci piaceva identificare il nostro progetto con quel preciso momento. Niente a che fare con la rottura di qualcosa, anzi…

4. Come nascono le vostre canzoni?

Anche in questo abbiamo un’attitudine pressoché viscerale. Spesso ci capita d’iniziare le prove con una jam, giusto per riscaldarci, e spesso nascono delle idee interessanti. Se di lì a poco abbiamo un appuntamento importante non abbiamo il tempo di collegare la strumentazione per fare qualche take, ma se siamo liberi di testa, quegli spunti vengono congelati, almeno nelle nostre teste. Per assurdo potrebbe accadere di avere un riff alla “smoke on the water” e vederlo morire pochi secondi dopo. (non ci crederete mica?! )

5. È appena uscito il vostro album di debutto. Volete parlarcene?

“A fuoco” è album di 10 canzoni. 10 canzoni come 10 album fotografici. Anche se ogni canzone ha un tema di fondo, i testi sono strutturati come una serie di istantanee messe in mano a chi ascolta il disco. La sensibilità di ognuno darà una risposta diversa. Cerchiamo la partecipazione di chi ci ascolta. Se in uno specifico momento ti senti apatico probabilmente godrai solo della musicalità dei pezzi; se il giorno dopo sei irascibile vedrai dietro ad ogni parola un urlo di rabbia, e se invece dopo aver passato una bella notte con il tuo/a partner ascolterai il disco, forse ti commuoverai.
Il tutto orbita però attorno ad un declino economico ma non solo che stiamo vivendo da ormai 5 anni. Sono periodi come questi che devono darci lo spunto per fare delle riflessioni su cosa ci da la felicità, che è in sostanza il fine ultimo della vita, no? Ed allora a disco concluso ci siamo resi conto che questi 10 pezzi assieme erano delle domande come ad esempio:”Cos’è realmente necessario? Avere 5000 followers su twitter o poter parlare ad un solo amico del tuo disco” oppure, “meglio colloquiare in una chat con un amico che non avresti mai cagato senza internet, o prendere tuo padre e portarlo ad un concerto di una band che ama e che è in tour per una reunion?”. La mia personale risposta la sto cercando e credo d’averla trovata, ora sto cercando di portarla nel mondo reale e concreto, ma non è detto che sia giusta per tutti. L’importante è farsi le domande ed opporsi a tutti coloro che ci vogliono
vendere una realtà preconfezionata. Tornare umani è la priorità.

6. Com’è stato registrare il primo disco?

Un’esperienza bellissima. Lavorare con Cristiano Santini che ha curato la produzione artistica e tecnica del disco sarà qualcosa che conserveremo nel cuore. Ascoltavo i suoi dischi quando i CSI aprirono la loro etichetta CPI. Per chi come me ha vissuto quegli anni si ricorderà che Videomusic era l’unica tv musicale che avevamo, ma era migliaia di volte meglio di quelle che abbiamo ora, tra un Pino Scotto delirante ed un DJ che sorride elencando una classifica di band che nemmeno sa come cosa fanno.
Tornando al disco, la novità non è stata entrare in studio perché l’avevamo già fatto, ma bensì pensare che lo studio era solo una parte, anche se molto importante, di un progetto più ampio che si è esteso allo studio del booklet per comunicare meglio il nostro messaggio, passando per i rapporti bellissimi con realtà come la vostra, con web radio, webzine, festival, associazioni ed altre band come noi.

7. Voi siete della provincia di Pesaro. Com’è dalle vostre parti il panorama musicale? Soprattutto quello emergente.

Non mi stancherò mai di dire che siamo orgogliosi di poter condividere la scena con i gruppi della nostra provincia. Tutti così diversi tra loro e così interessanti. Cerchiamo di contaminarci il più possibile andando a vedere i loro concerti quando siamo liberi dai tanti impegni che tutti e quattro abbiamo. Non mi sento di fare una lista di nomi perché sicuramente ne dimenticherei qualcuno, ma v’invito a fare una ricerca; magari
anche attraverso il nostro sito, e scoprirete che oltre a band validissime ci sono realtà associative e non che puntano a fare emergere progetti che i media classici non riescono a vedere perché troppo impegnati a parlare di cosa non va, diffondendo quindi sfiducia ed alimentando la cultura del “lamento da spettatore”, un classico del cittadino medio italiano.

8. Ultimamente molti gruppi si “lamentano” del fatto che in Italia sia difficile fare musica live. Che ne pensate?

E’ palese che è una situazione durissima. Lo è per chi ha un lavoro “tradizionale”, figuriamoci per chi fa musica. Se però ci si sofferma al problema economico è finita. Possiamo prendere gli strumenti ed usarli come legna per il fuoco nel prossimo inverno. Abbiamo una forte repulsione verso le cover band perché in un periodo come questo tutto serve tranne che raccontare cose che hanno vissuto già altri e raccontato con le loro parole. Forse ne usciamo se costruiamo dietro ad ogni locale un centro culturale, alimentare quel fermento che le crisi solitamente portano alla luce. Quando arriveranno tempi migliori sarà tutto sudore versato per un futuro migliore, almeno sotto quel punto di vista. Ma occorre sacrificio da parte di tutti, gestori di locali e band in primis. Il lavoro più grande è far passare il messaggio tra il “pubblico”.

9. A chi vi ispirate musicalmente?

Altra domandona! Come dicevamo, siamo ipercontaminati da tutto ciò che ascoltiamo e ce ne guardiamo bene da voler emulare qualcuno. Ascoltiamo quasi tutto. Dal blues all’hardcore e non ce la sentiamo proprio di racchiudere in un solo nome la nostra fonte d’ispirazione; prendiamo da tutti qualcosa perché tutti possono insegnarci e/o donarci qualcosa per farci crescere.

10. C’è qualche artista con cui vi farebbe piacere collaborare?

Possiamo sognare? Josh Homme!! Ha l’approccio che piace a noi. Senza tanti schemi. Passa dagli Arctric Monkeys a Mark Lanegan senza troppi complimenti. Se invece dobbiamo rimanere con i piedi più a contatto con il terreno (si fa per dire…), forse Roberto Dell’Era, bassista degli Afterhours. In realtà la lista di artisti con cui ci piacerebbe collaborare è lunghissima e così su due piedi mi viene in mente lui. E’ uno dei pochi in Italia ad aver mantenuto una salda genuinità nonostante una considerevole notorietà nel circuito indipendente. A differenza di molte mezze seghe che moriranno musicalmente dopo il secondo disco…
Vorrei comunque aggiungere che non abbiamo bisogno di “grandi nomi”, anzi siamo molto felici di collaborare con gente che respira il nostro stesso puzzo, nei bassifondi di una scena indipendente molto ostica. I precedenti ci sono già. Oltre al prezioso contributo di Sarah Fornito delle Divah Scarlet, che ha cantato i cori all’interno del nostro disco “A fuoco”, ho personalmente avuto l’onore di essere ospite all’interno di ben due album degli Wise, un gruppo di Milano per il quale ho cantato alcune parti di voce. L’ultimo brano si chiama “Nelle terre marce” e farà parte del disco “Fabbriche temporanee” che uscirà prima dell’autunno. Gli auguriamo il meglio. Altre collaborazioni sono in cantiere…

11. Volete aggiungere qualcosa?

Se state leggendo quest’intervista vuol dire che seguite All Areas oppure Point Break, o magari tutte e due! Continuate allora così, state facendo la cosa giusta per supportare la musica a Km 0.

Link all’articolo: http://allareasaccess.wordpress.com/2012/08/06/scopriamo-i-point-break-siamo-ipercontaminati-da-tutto-cio-che-ascoltiamo-e-ce-ne-guardiamo-bene-da-voler-emulare-qualcuno/

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Gruppi Emergenti c’intervista…

Dopo alcune recensioni che ci hanno fatto quasi arrossire, torniamo a fare una bella chiacchierata scritta con i ragazzi Gruppi Emergenti.

Gruppi Emergenti : Iniziamo presentando la formazione. Chi sono i componenti del gruppo?
Alessio Nicolini : Attualmente siamo in 4. Alessio (voce e chitarra), Andrea (Batteria), Franz (basso) e Tommaso (chitarra)
G.E. : Quando è nato il vostro gruppo?
A.N. : Circa nel 2008, e dopo cambi di line up siamo qua con un nuovo disco da proporre.
G.E. : Il nome del gruppo. Come lo avete scelto?
A.N. : Abbiamo “colto” un significato filosofico dal termine tecnico del surf, POINT BREAK appunto.
G.E. : Ha un significato particolare?
A.N. : Decisamente sì! Vuol dire catturare il momento, vuol dire abbandonarsi per recepire emozioni, vuol dire fondamentalmente cercare e trovare la sensibilità che si ha dentro.
G.E. : Parlateci del vostro repertorio: fate canzoni vostre o siete una cover-band?
A.N. : Assolutamente canzoni nostre, ora stiamo promuovendo i dieci pezzi del disco A FUOCO.
G.E. : Se fate canzoni vostre, come nascono le vostre canzoni e cosa vi spinge a scriverle?
A.N. : Nascono da jam che facciamo in sala prove o da piccoli spunti che abbiamo quando siamo ognuno di noi a casa. Li portiamo in sala prove e ci lavoriamo sù. Le cover? C’è tantissima gente che sa suonare cover, ed emulare qualcuno o semplicemente dire cose che avevano già detto altri non c’interessava. Abbiamo delle cose da dire e con la musica ci troviamo a nostro agio. Basta cover…
G.E. : Che spazi utilizzate per le prove?
A.N. : Abbiamo una nostra sala prove dove ci rinchiudiamo per provare, studiare nuovi pezzi e stare assieme, perché oltre ad essere una band siamo anche amici.
G.E. : Quale strumentazione utilizzate?
A.N. : Siamo il classico quartetto voce, chitarra, basso e batteria. Qualche effetto e qualche trucchetto per personalizzare il nostro suono ce l’abbiamo anche noi…
G.E. : Parliamo dei vostri concerti: avete fatto molti live?
A.N. : Non moltissimi, ma purtroppo non dipende solo da noi.
G.E. : Ci sono luoghi in cui suonate regolarmente?
A.N. : No, ma ci sono dei locali che frequentiamo anche per assistere a concerti di altre band ma non uno in cui ci trovate abitualmente.
G.E. : Preferite suonare all’aperto o al chiuso?
A.N. : Al chiuso, forse perché c’è più intimità.
G.E. : Qual’è la performance che ricordate con maggior piacere/soddisfazione?
A.N. : Credo quella presso il Dylan di Fano quando aprimmo il concerto degli A Toys Orchestra. Eravamo in una fase molto delicata, suonammo bene e fu una bella serata anche con Moretto e soci.
G.E. : Avete già inciso degli album? Se si, li avete registrati da indipendenti o con qualche etichetta?
A.N. : Si, stiamo promuovendo il nostro album di debutto registrato con Cristiano Santini (ex Disciplinatha, etc..). In una prima fase dovevamo firmare con un’etichetta, ma dopo vari ritardi ed alcune valutazioni fatte tra noi abbiamo deciso di uscire autoprodotti.
G.E. : Come vedete il panorama della musica emergente nella vostra città?
A.N. : Pesaro, intesa sia come città che come provincia, ha una scena musicale di primissimo piano. Tantissimi progetti interessanti che meriterebbero molta più attenzione da parte di tutti, pubblico, locali, media, etc..
G.E. : E’ semplice trovare delle date?
A.N. : No, purtroppo manca la curiosità da parte della gente nel cercare, nello stupirsi. E’ un problema culturale molto grande di cui non si è ancora capito a pieno la portata. Questo poi da adito ai gestori, che giustamente devono mangiare con il proprio lavoro, di chiamare cover band che in qualche modo porteranno gente. E’ un vero peccato, soprattutto per Pesaro che come dicevo ha una scena molto ricca. Se a questo ci aggiungiamo la crisi economica…
G.E. : C’è un adeguato ritorno economico?
A.N. : E’ già difficile ottenere un rimborso spese. In gran parte i motivi sono quelli di cui sopra. Se poi devi anche produrre un disco, la faccenda inizia ad essere onerosa.
G.E. : Vi siete posti degli obiettivi da raggiungere?
A.N. : L’obiettivo per ora è uno solo, proporre la nostra musica, sia live che attraverso album. Se poi potessimo farlo senza rimetterci economicamente, allora sarebbe ancora meglio.
G.E. : C’è qualcos’altro che volete aggiungere su di voi?
A.N. : Cos’altro? L’Italia, ma anche il mondo, sta vivendo un declino. Non credo sia una crisi questa, credo che il giusto termine sia declino. Di cosa esattamente non lo sappiamo. Le dieci tracce del nostro disco “A fuoco” hanno un lieve filo conduttore che sostanzialmente è una domanda che possiamo calare senza troppa fatica in questo contesto. Siamo davvero felici ora che abbiamo tanti oggetti attorno a noi? O forse è arrivato il momento di riportare in primissimo piano la sensibilità che tutti noi comuni mortali abbiamo? A voi la risposta! Il nostro disco è acquistabile nella sezione MUSIC del nostro sito www.pointbreakrock.com

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Radio B-side

Oggi pubblichiamo un’intervista realizzata dalla giovanissima Radio B-side e messa a disposizione on-line da pochissimo!

Credits – Radio B-Side

Per bocca dei suoi collaboratori…

Radio B-side è un punto d’incontro artistico concepito in tutta la sua purezza.
Radio B-side è condivisione della creatività, nostra, ma soprattutto vostra; di chi l’arte, la musica, la cultura, la sa fare, e di chi semplicemente l’apprezza guardandola, ascoltandola, sentendola propria. Nel gergo musicale, il termine “B-Side” indica il lato B dei vinili, generalmente riservato ai brani “secondari”, che probabilmente avrebbero riscosso meno successo rispetto a quelli incisi sul Lato A, il lato principale. Ma, a volte, ciò che sembra più logico non sempre corrisponde alla realtà: infatti molti B-Side, contrariamente alle aspettative iniziali, hanno lasciato un segno indelebile nella storia, della musica e non solo.

Un bellissimo manifesto che noi abbiamo abbracciato totalmente!

Al seguente link trovate l’intervista 😉

http://radiobside.shakelab.it/portale/?sezione=podcast&puntataID=59

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Intervista a Tele2000

Dopo un bel giro in radio che ripartirà presumibilmente a Settembre, abbiamo fatto visita a Tele 2000, una tv locale che si è dimostrata disponibile ed interessata al nostro progetto.

Pochi giorni fa, siamo andati a trovarli nei loro studi dove abbiamo avuto modo di parlare della nostra produzione, di come è nato il disco, della scena locale, dei festival estivi che la nostra provincia per i quali pubblicheremo a breve i report, e tanto altro…

Ecco qui di seguito un breve estratto dell’intervista…

Al seguente link l’articolo con le indicazioni per poter vedere la versione integrale.

http://www.tele2000.it/jema/musica/673-point-break-a-fuoco

Cogliamo l’occasione per ringraziare nuovamente Tele2000 per lo spazio concesso nella speranza di poter collaborare di nuovo.

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Back on Radio Bombay!

La tanto attesa intervista con il caro Luca di Radio Bombay è arrivata!

L’avevamo annunciata perché dopo aver saputo direttamente da Luca che sarebbero stati la radio ufficiale dell’Indietiamo festival, ci eravamo sentiti, e dopo aver visto le interviste a Maria Antonietta, L’orso, Ettore GiuradeiManagement del dolore post operatorioRusvelt e Presidenti a tempo perso è toccato a noi! 😀

E’ un ritorno a Radio Bombay visto che avevamo già avuto l’onore di essere loro ospiti oltre 3 anni fa; tra l’altro quella fu un’intervista via skype mentre qui eravamo all’interno della bellissima Rocca di Sassocorvaro in occasione dell’Indietiamo festival. Tutto un altro sapore…

E soprattutto, ora sono diventati una webradio di riferimento e ne siamo strafelici per loro.

Buona visione!

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Intervista su Radio Arezzo

Oggi siamo in un radio, ma in una forma diversa.

Valentina della redazione di Radio Arezzo ci ha sottoposto delle domande a cui Alessio ha risposto in forma scritta dove troverete un po’ della nostra storia, da dove veniamo e qualche aneddoto inedito.

Trovate il link nel sito di Radio Arezzo qui, altrimenti potete leggerla qui di seguito.

*** *** ***

Point Break oltre ad essere un famoso film uscito nel 1991 con Keanu Reeves e Patrick Swayze, è il nome di una band di ragazzi pesaresi che vogliono promuovere la loro musica, ed è per questo che hanno contattato la nostra redazione. Radio Arezzo (RA) ha raccolto la loro richiesta, ed eccoci qua, in un caldo pomeriggio estivo, Alessio Nicolini (AN), componente della band Point Break, presenta ai nostri microfoni il gruppo e il loro album di esordio “A Fuoco”.

Il nome Point Break  deriva dalla cultura surf ed è  il punto in cui l’onda si rompe (su fondale roccioso) e si creano le condizioni per poter surfare. In questo punto i surfisti si alzano in piedi sulla tavola, si staccano dalla realtà per entrare in simbiosi con la natura che li circonda, è il passaggio da una situazione d’attesa ad un momento in cui la natura si scatena e l’uomo in acqua è costretto, a reagire. Ci si abbandona col corpo e si raccoglie il proprio spirito.

Ed è proprio a questo che si ispirano i Point Break, una band di Pesaro composta da cinque ragazzi: i fratelli Alessio e Tommaso Nicolini, Andrea Piga, Francesco Franzese e Marco Mattei.

RA: Ciao Alessio raccontaci come nasce il gruppo

AN: Il gruppo nasce dalle ceneri di una band di ragazzini, quali eravamo. Al tempo, quasi 20 anni fa, eravamo quindicenni ed eravamo affamatissimi di musica. Era il periodo del grunge e del brit-pop. C’è chi ascoltava i Nirvana e chi i Blur. C’è chi metteva le camicie e chi invece le polo. Il grunge è stato il nostro punk, ha sdoganato la possibilità di suonare senza saper effettivamente suonare. Imbracciavi una chitarra, la collegavi all’ampli attraverso un distorsore da 4 lire e ti esprimevi. Era bellissimo. Pensa che fino a quando non avevamo trovato una sala prove, usavamo un minuscolo garage dove il nostro batterista ed il cantante erano dentro mentre i chitarristi ed il bassista erano fuori perché non c’era spazio. Se ci penso mi commuovo…

Il loro primo gruppo si chiamava “Fuggiaschj”, nato con il solo intento di divertirsi come tutti gli adolescenti amano fare. Durante quest’esperienza vengono sviluppate idee nuove che portano ad avere una convinzione sempre più profonda nei propri mezzi, tanto d’abbandonare quasi totalmente l’esibizione di cover nei loro concerti. E’ in questa fase, a cavallo tra il 2006 ed il 2007, che vengono gettate le basi artistiche per quello che prenderà il nome di Point Break.

RA: Come è avvenuto il passaggio da “Fuggiaschj” a “Point Break”, cosa vi ha spinto a cambiare

AN: Il passaggio è stato determinato dalla sortita di alcune elementi ma soprattutto amici che avevano tolto il senso di quella spensieratezza adolescenziale. Anche con Fuggiaschj ci dilettavamo ad improvvisare e suonare pezzi inediti, ma come dicevo, l’abbandono di amici d’infanzia ha fondamentalmente segnato la fine di quella banda di ragazzacci. Tra quelli che sono rimasti c’era la voglia di riprendere in mano alcune idee nate con Fuggiaschj e svilupparle, dargli una forma canzone e metterci un timbro di fabbrica. Da lì è nato Point Break. Anche in Point Break in realtà ci sono stati molti avvicendamenti, ma eravamo talmente determinati che abbiamo superato mille difficoltà; tra le tante mi piace evidenziare quella di essere rimasti insieme prima, durante e dopo la nascita di tanti piccoli “piccinacchi”. Eh sì, perché oltre ad essere dei rockers, siamo quasi tutti genitori di fantastici bambini.

Nel corso del 2007 e 2008 vengono colte tutte le possibilità per proporre la propria musica scoprendo un ottimo riscontro da parte del pubblico della scena locale e non solo, che apprezza in particolar modo la ricerca di suoni nuovi e la sfida di testi rigorosamente in italiano.
La ferma volontà di portare all’esterno ciò che si sviluppa in studio viene premiata con la possibilità di aprire concerti di band del calibro di Le Vibrazioni o A Toys Orchestra.

RA: Raccontaci la vostra esperienza con Le Vibrazioni

AN: E’ accaduto nel 2008, tutto molto velocemente. Un nostro amico ci aveva segnalato un rumors riguardo un possibile concerto in un noto locale in spiaggia della nostra zona, assolutamente nuovo a live, soprattutto di questa portata. Ci siamo subito messi in contatto con i gestori spiegandogli che avremmo voluto fare da opening act al concerto cercando in cambio di promuovere la serata il più possibile tra i nostri amici. Ci avevano imposto di fare 3 pezzi nostri e  3 cover, ed abbiamo accettato anche se fare cover non è mai stato nelle nostre corde. Dopo che quasi tutto era definito, ci comunicarono che il tour manager de Le Vibrazioni aveva abbandonato l’idea di farci aprire il concerto e così in modo a dir poco rocamboleschi, siamo entrati in contatto con Ale Deidda che ci ha spiegato che loro non sapevano nulla. Probabilmente il gestore aveva fatto qualche pastrocchio… Anche questa volta, molto determinati ci siamo fatti valere ed abbiamo suonato. Considerando che abbiamo dovuto usare un nostro backline reperito la mattina stessa del concerto e che eravamo incredibilmente tesi, possiamo dire che è stata una bellissima esperienza. Le Vibrazioni sono più o meno come li s’immagina. Quando salgono sul palco rimani invece sorpreso, molto più potenti che su disco. Non siamo le persone che rompono le scatole per avere una foto da mostrare su un social network, abbiamo preferito mantenere un profilo basso. Quello che però ci ha colpito maggiormente è stata la vita dietro le quinte, con moglie, figli e fidanzate e soprattutto l’approccio del loro staff tecnico, seri nel lavoro ma simpaticissimi e burloni quel che basta per metterci subito a nostro agio. Per un po’ di tempo Tom, mio fratello nonché chitarrista, si è sentito con una certa regolarità con Ale Deidda. Quella serata è un ricordo che conserveremo per sempre.

Nel 2011 entrano a far parte del gruppo Francesco Franzese e Marco Mattei, da questo momento viene definita la line-up delle 10 tracce dell’album d’esordio “A Fuoco” che vede la produzione artistica di Cristiano Santini (ex leader di Disciplinatha, e produttore tra i tanti di C.S.I., Diathriba, etc.).

RA: Come nasce “A Fuoco” e qual è la line-up che seguite nell’album.

AN: “A fuoco” è una raccolta di canzoni frutto di un lungo lavoro, che per certi aspetti parte dai Fuggiaschj. Ci piace pensare che sia parte di un lungo percorso di tutte le persone con cui abbiamo suonato, di tutte le formazioni. Con l’ingresso di Marco e Franz, rispettivamente alla chitarra ed al basso, abbiamo iniziato un lavoro di arrangiamento molto intenso sotto la supervisione di Cristiano Santini, il nostro produttore artistico. Cristiano, che ha una lunghissima storia nella scena indipendente italiana grazie alla sua esperienza con i Disciplinatha, ci ha presi per mano rendendo i brani più quadrati ed aiutandoci a trovare un compromesso tra tutti componenti della band. Abbiamo infatti scoperto che definire un suono per una band è come essere una Guerra Fredda. C’è chi vorrebbe certe caratteristiche, chi altre. Un delirio! E quindi, avere una figura importante all’esterno del gruppo che concretizzi tutte queste idee è stato fondamentale.

Dal punto di vista tematico, il disco non è altro che un invito a fermarsi, a rallentare questa corsa maledetta per avere sempre di più. E’ un disco che dovrebbe stimolare domande interiori senza però suggerire alcuna risposta. Non siamo nessuno per dire ciò che è giusto o meno. Ma sentiamo, anche in modi diversi, che quello che sta accadendo in questi tempi deve farci riflettere. Viviamo in epoca in cui abbiamo materialmente tutto, ma per assurdo siamo tremendamente vuoti. Perché? Ecco, la poltrona vuota che vedete in copertina è proprio questo. E’ la stessa poltrona che si vede nel video del singolo/title track “ A fuoco”; se osservate quella sequenza in stop motion, noterete che ognuno di noi 5 ha un oggetto in mano, si ferma nella poltrona, ma dopo pochi istanti si alza e se ne va. Solo quando siamo tutti e 5 riusciamo a fermarci. Che la risposta ai nostri mali sia quella di rafforzare i rapporti umani dell’essere piuttosto che impazzire correndo dietro all’avere?

Adesso che il disco è uscito, i progetti dei Point Break, compatibilmente con gli impegni familiari e lavorativi, si focalizzano tutti nella promozione del disco con concerti ed interviste, per questa estate sono previsti concerti nella loro provincia di residenza, Pesaro, e successivamente saranno anche previsti degli appuntamenti oltre il loro territorio. Mentre dal punto di vista musicale, i Point Break hanno molte idee tutte in forma embrionale da sviluppare e concretizzare.

Purtroppo il gruppo non ha in programma tappe nella Città di Arezzo,  il motivo, ci racconta Alessio è che ad Arezzo, come in tante altre città italiane, non ha locali che possono permettersi di ospitare band di fuori. Non possono perché non hanno un pubblico curioso. La grossa difficoltà che i gruppi stanno incontrando è infatti dovuta alla poca curiosità che c’è nel pubblico e nei clienti di locali, come pub, club o discoteche. I gestori preferiscono investire su cover band che propongono musica di altri, già ascoltata, trita e ritrita. Dovremmo un po’ tutti cercare la voglia di stupirci. Una cosa che mi chiedo sempre è:” se The beatles avessero suonato solo le cover di Elvis, avremmo mai avuto “sgt.pepper’s lonely hearts club band”? Allora tutti noi abbiamo il dovere di bussare al bancone del club o bar che frequentiamo e chiedere:”Perché non ci fai ascoltare qualche band emergente che ti costa poco più di un DJ”?. A quel punto s’innescherebbe un volano e ne guadagnerebbero tutti. Sia in termini di cultura che a livello economico.

Alessio termina l’intervista ringraziando Radio Arezzo da parte sua e di tutti i Point Break per la possibilità che gli abbiamo offerto di presentare il gruppo e il lavoro, inoltre aggiunge che il nostro lavoro è un prezioso aiuto dovrebbero per fare emergere questa scena sommersa della musica e che quindi sempre più radio dovrebbero investirci.

Il nostro augurio ai Point Break è quello di riuscire a realizzarsi artisticamente, di acquisire la popolarità tanto ricercata e tanto voluta ed essere, così,  ricompensati di tutti gli sforzi che hanno fatto fino a questo momento. Il nostro scopo è quello di aiutarli, non solo ad emergere, ma anche ha suscitare la curiosità e l’interesse del pubblico e a dare una svegliata  a tutto il territorio aretino.

Un Saluto ai Point Break!

http://www.pointbreakrock.com/

http://youtu.be/hI2auMx6qgo

Valentina Chiancianesi

 

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M.I.N.I. Radio web

Nella stessa giornata in cui abbiamo fatto visita a Screamradio (intervista completa a questo link), Alessio ha completato il tour de force con una bellissima intervista per Miniradioweb.

M.I.N.I. Radio web, il cui acronimo sta per Musica Italiana Nuova Indipendente, è una web radio gestita da David, appassionatissimo di band indipendenti, e per questo lo ringraziamo a prescindere del fatto che ci ha dato il suo spazio. Radio così sono da salvaguardare.

Oltre al canale sullo streamer listen2myradio, ha un canale youtube dove potete vedere le interviste fatte alle band personalmente da David in quel di Roma, città in cui vive. Tra le tante interviste vi segnaliamo quella fatta ai Luminal in cui compare anche il nostro caro Cristiano Santini al minuto 7 : 25.

Qui sotto è possibile ascoltare l’intervista con tutti i brani scelti per questa trasmissione.

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